Per una storia dell’architettura ludica

 In Architettura ludica

Si può parlare di una storia dell’architettura per gli edifici dei giocattoli, della scatole di costruzione dei modellini in miniatura e dei videogame? Sono soltanto dei derivati dell’architettura vera oppure nel tempo hanno maturato degli stili particolari? Esiste un’architettura ludica?
Ci sono vari tipi di architetture ludiche: quelle più esuberanti, come i castelli dei Masters of the Universe, e quelle più austere, come le stazioni e le case per plastici ferroviari. In genere queste ultime, che sono tra gli esempi più interessanti, si rifanno a un’architettura anonima senza precedenti, un’architettura senza qualità che arriva a definire per questo un proprio stile. Quelle case e quegli alberghi rappresentano la quintessenza di un’architettura non firmata, genericamente ascrivibile a cittadine del Nord Europa ma mai identificabile con precisione. Quelle architetture sono state sublimate in certe dimore di Syberia, il videogame di Benoit Sokal.

Curiosa anche la rilettura dell’architettura etnica nelle strutture della linea del Big Jim, come il Safari Hut, e dei modellini Airfix: la Safari Hut del Big Jim è l’estrema semplificazione di un’architettura coloniale africana, mentre il Desert Outpost dell’Airfix si rifà piuttosto a una rilettura di tipo impressionista dell’architettura stessa, senza però scadere nell’oleografico. Il Jungle Outpost, pur essendo un’architettura di carattere bellico, invece prefigura le riletture delle architetture da resort anni ’90.


A volte, poi, si coglie una raffinata reminiscenza dell’architettura mainstream, che viene adattata e reinterpretata. E’ il caso della Treehouse della serie Planet of the Apes della Mego. Questa casa ispirata a quelle dei film del Pianeta delle scimmie ricorda per certi aspetti le strutture delle innovative case progettate da Le Corbusier negli anni Venti e particolarmente evidente è la ripresa della struttura a pilotis. L’estetica tecnologica di Buckminster Fuller informa invece varie strutture futuribili del Big Jim della Mattel. Tale concetto si ritrova nell’Alpha Base come nel Global Command Centre.
Un surrealismo alla Dalì è invece la fonte di ispirazione per alcune delle architetture dei Masters of the Universe, quali la Snake Mountain e il Castello del Teschio Grigio. Quest’ultima architettura ha anche una certa affinità con il Castle Skull del romanzo di John Dickson Carr, il maestro dei delitti della camera chiusa. Decisamente minimaliste sono varie architetture dell’Airfix, tra cui spicca il famoso Fort Sahara, grande esempio di pulizia architettonica che rimanda immancabilmente alle forme metafisiche dei progetti di Aldo Rossi.
Ci si spinge nell’ambito dell’architettura concettuale con la dimora del Cluedo, con una pianta atipica dove le varie stanze sono posizionate a satellite lungo i lati della pianta quadrata.

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