Dal virtuale wow al virtuale utile

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Il concetto di virtuale continua a generare un certo timore, o quantomeno una certa diffidenza. Eppure il virtuale ci è più vicino di quanto non pensiamo, non è un discorso legato esclusivamente al web alla AI, ai mondi virtuali, agli Nft, ma lo viviamo quotidianamente, Senza sconfinare nei massimi sistemi, pensiamo al collezionismo, che con il virtuale ha molti punti di contatto. Immaginiamo un collezionista che conserva gelosamente le sue annate di fumetti in solaio o in cantina. Quante volte in un anno le va a vedere, a controllare una per una? Sa che le ha, ma non necessariamente si premura di guardarle, di vedere se ci sono ancora, di verificare in che stato sono. E la collezione diventa sempre più virtuale, anche perché spesso passano anche anni senza che sia verificata. Altro esempio: una collezione di scatole di soldatini in miniatura. Quante volte il collezionista attento si perita di contare i soldatini che ci sono in ogni scatola? A volte, anzi, qualcuno le compra a scatola chiusa, senza neanche preooccuparsi che ci siano tutti i pezzi. Sono due casi di collezionismo virtuale. L’altro giorno in una puntata dei Collezionisti anonimi Manuel Paulo Spaldi, l’ideatore del format, ha parlato di una nuova iniziativa di McFarlane, il colosso delle action figure, che ha proposto una versione digitale delle proprie creazioni.

In pratica si possono comprare le versioni digitali, immateriali, delle action figure, da esporre in uno spazio virtuale.Il discorso del doppio virtuale della creazione artistica non è una novità: dai tempi di Second Life agli anni della pandemia si sono viste tante mostre virtuali, con opere del mondo reale o di fantasia. In definitiva siamo vicini al discorso degli Nft. Ma non credo che un progetto del genere tenda a creare un’operazione concettuale. A quel punto ci si possono inventare altre iniziative, tipo una mostra d’arte inesstente comunicata attraverso i vari social e i canali del web, o la scoperta di un castello mai visto di un famoso sovrano. In quei casi siamo nel campo dell’invenzione artistica, del mockumentary, dei McGuffin, ecc. Il progetto di McFarlane pare invece rispondere a un’esigenza più pratica che artistica. E’ utile per diverse categorie di persone: 1) in primis per chi non può permettersi le action figure vere e comunque vuole collezionarle. 2) Per chi non ha spazio in casa per esprre le action figure 3) Per chi vuole avere un doppio digitale delle proprie action figure. Questo concetto di funzionalità, evocato più volte da Manuel Spaldi nella trasmissione, è alla base di un’operazione simile e guida il concetto di virtuale utile. Siamo passati dal virtuale “wow” dei primi anni Duemila al virtuale utile di oggi. Alle grandi trovate che hanno segnato gli esordi dei mondi virtuali, ora si sostiuiscono gli esempi utili. E’ un ulteriore passo avanti per l’integrazione del virtuale nella quotidianità. E non è una cosa da poco.

https://www.mcfarlanetoysdigital.com/
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